La Jeep Wrangler Rubicon di Lara Croft.

Jeep Wrangler
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Jeep Wrangler nel deserto
Motori

Jeep Wrangler: l'ultima fuoristrada dura e pura

L'ultima generazione aggiunge comfort e tecnologia. Ma sotto forme inconfondibili nasconde una meccanica offroad più raffinata che mai

Ci sono automobili che cambiano completamente a ogni generazione e altre che sembrano sfidare il tempo. La Jeep Wrangler appartiene senza dubbio alla seconda categoria. In quasi quarant’anni di carriera ha mantenuto un’impostazione tecnica che nessun altro costruttore ha avuto il coraggio di conservare: telaio a longheroni, ponti rigidi, marce ridotte, tetto e porte removibili. Mentre il mercato si è spostato verso SUV sempre più raffinati e stradali, la Wrangler ha continuato a essere un fuoristrada puro, capace di affrontare percorsi dove la maggior parte delle concorrenti si fermerebbe.

Proprio questa coerenza l’ha trasformata in una delle 4×4 più iconiche e longeve della storia. Sul mercato dell’usato si trovano esemplari di tutte le generazioni e scegliere quella giusta non è semplice: ognuna ha un carattere ben definito, con pregi e difetti che è bene conoscere prima dell’acquisto.

Dalla Willys alla Wrangler

La storia della Wrangler affonda le radici nella Willys MB nata durante la Seconda guerra mondiale. Terminato il conflitto, quel progetto diede origine alla famiglia CJ (Civilian Jeep), rimasta in produzione per oltre quarant’anni e diventata il simbolo del fuoristrada americano. Nel 1986 arrivò finalmente la Wrangler, che ne raccolse l’eredità mantenendo la stessa filosofia costruttiva ma introducendo una maggiore attenzione alla sicurezza, al comfort e alla guidabilità. Da allora si sono susseguite quattro generazioni, tutte immediatamente riconoscibili e tutte fedeli allo stesso principio: migliorare senza tradire le proprie origini.

Wrangler YJ (1987-1995): la più spartana

La prima Wrangler, conosciuta con la sigla YJ, è probabilmente la più controversa della famiglia. I fari rettangolari fecero discutere gli appassionati, ma sotto la carrozzeria l’impostazione era ancora molto vicina a quella delle ultime CJ. Le sospensioni a balestre garantivano una robustezza eccezionale in fuoristrada, ma rendevano la guida su asfalto piuttosto impegnativa.

Oggi rappresenta soprattutto una scelta di cuore. È semplice da mantenere, esiste un’enorme disponibilità di accessori aftermarket ed è una base ideale per chi vuole preparare un fuoristrada estremo. Bisogna però mettere in conto un comfort molto limitato, una rumorosità elevata e standard di sicurezza inevitabilmente lontani da quelli attuali. Prima dell’acquisto è importante verificare con attenzine eventuali fenomeni di corrosione sul telaio, soprattutto negli esemplari utilizzati intensamente in off-road.

Wrangler TJ (1997-2006): il grande salto

Per molti appassionati è la Wrangler meglio riuscita. Il ritorno ai fari tondi segna una riconciliazione con la tradizione, ma la vera rivoluzione è nascosta sotto la carrozzeria. Le balestre lasciano il posto alle sospensioni a molle elicoidali Quadra-Coil, una soluzione che migliora sensibilmente comfort, escursione delle sospensioni e precisione di guida.

Pur restando un fuoristrada autentico, la TJ è molto più piacevole da utilizzare anche su strada. I motori sei cilindri in linea sono ancora oggi apprezzati per affidabilità ed elasticità, mentre la meccanica relativamente semplice facilita manutenzione e riparazioni. L’età, però, comincia a farsi sentire. Molti esemplari hanno ormai percorso chilometraggi elevati e richiedono controlli accurati su telaio, trasmissione e componenti delle sospensioni.

Wrangler JK (2007-2018): alla conquista del il grande pubblico

Con la JK la Wrangler cambia dimensione. L’introduzione della versione Unlimited a quattro porte apre il modello a un pubblico molto più ampio, trasformandolo da fuoristrada per appassionati a vettura utilizzabile anche in famiglia. L’abitacolo diventa più spazioso, la qualità percepita cresce e fanno il loro ingresso sistemi di sicurezza ed equipaggiamenti fino ad allora inediti. Pur mantenendo telaio separato e ponti rigidi, la JK risulta decisamente più comoda nei lunghi viaggi.

È anche la Wrangler più diffusa sul mercato dell’usato, con un’offerta molto ampia. I motori diesel rappresentano una scelta interessante per chi percorre molti chilometri, ma richiedono una manutenzione scrupolosa, mentre i benzina V6 conservano tutto il fascino della tradizione americana, a fronte di consumi inevitabilmente elevati. Prima dell’acquisto conviene verificare con attenzione lo stato della trasmissione e assicurarsi che eventuali preparazioni aftermarket siano state realizzate a regola d’arte.

Wrangler JL (2018-oggi): moderna senza perdere l’anima

Infine, c’è la Jeep Wrangler moderna. Quella della quarta generazione, che è ancora a listino. Con questo modello Jeep ha scelto una strada difficile: evolvere il modello senza snaturarlo. Esteticamente le differenze rispetto alla JK sono minime, ma basta osservare l’auto da vicino per accorgersi del grande lavoro svolto. Il parabrezza è più inclinato, la struttura è stata alleggerita grazie all’utilizzo di alluminio per il cofano, le porte e i parafanghi e l’aerodinamica è stata affinata senza alterare le proporzioni classiche. È disponibile con una modernissima motorizzazione ibrida che sfrutta la componente elettrica per un boost di coppia e potenza, ma si può acquistare anche in una più tradizionale variante a benzina.

Abbiamo messo alla prova proprio quest’ultima, scoprendo un’auto che ha fatto un salto in avanti in termini di comfort e guidabilità su strada e che ha confermato una volta di più di poter andare ovunque senza incertezze grazie a un’altezza da terra smisurata, sbalzi ridottissimi, assetto e gomme da offroad estremo e una trazione a quattro ruote motrici davvero robusta ed efficace. Oltretutto che nella versione Rubicon, allestimento ancor più votato alla guida in fuoristrada, la Wrangler sfrutta anche il blocco elettronico dei differenziali e la barra stabilizzatrice anteriore staccabile.

Se guardandola da fuori l’auto è riconoscibile a un primissimo sguardo, dentro, l’auto presenta migliorie più marcate. I rivestimenti verticali, la posizione di guida alta e dominante e l’impostazione generale sono ancora intatte, ma l’abitacolo rappresenta probabilmente il salto in avanti più evidente. La qualità dei materiali è migliorata sensibilmente. Il sistema multimediale Uconnect è intuitivo e la connettività è completa.

Dal punto di vista meccanico, sotto il cofano dell’ultima Wrangler europea trova posto un quattro cilindri 2.0 turbo a iniezione diretta da 272 CV e 400 Nm, abbinato esclusivamente al cambio automatico ZF a otto rapporti. Per chi è legato ai grandi motori americani potrebbe sembrare una scelta poco in linea con la tradizione, ma nell’uso quotidiano questa unità convince per prontezza e fluidità. La coppia è disponibile già ai bassi regimi, il cambio sfrutta bene l’erogazione del motore e le prestazioni sono più che adeguate anche su un veicolo che supera abbondantemente le due tonnellate. Nelle situazioni quotidiane il quattro cilindri è silenzioso e regolare, mentre affondando il pedale dell’acceleratore emerge un carattere sorprendentemente brillante. I consumi, però, restano elevati: nell’utilizzo reale è difficile superare i 10 km/l di media e in città si può scendere anche sotto gli 8 km/l.

Come va su strada e in fuoristrada

Su asfalto la Wrangler resta fedele alla sua filosofia. Il telaio a longheroni, i ponti rigidi e le sospensioni a lunga escursione privilegiano la robustezza e le capacità in fuoristrada rispetto alla precisione di guida. Lo sterzo è poco diretto, la carrozzeria rolla nelle curve e alle alte velocità bisogna convivere con una certa rumorosità aerodinamica, ma rispetto alle generazioni precedenti la stabilità e il comfort sono migliorati sensibilmente. È però lontano dal comportamento dei moderni SUV monoscocca. Dove la Wrangler torna a essere imbattibile è appena finisce l’asfalto. Grazie alle marce ridotte, alla trazione integrale con rapporti dedicati, ai differenziali bloccabili e, nella versione Rubicon, alla barra stabilizzatrice anteriore scollegabile, affronta passaggi che metterebbero in difficoltà la maggior parte dei fuoristrada attuali. L’elettronica interviene in modo discreto, lasciando lavorare la meccanica, mentre l’elevata escursione delle sospensioni mantiene sempre le ruote in presa anche sui terreni più accidentati. È proprio lontano dall’asfalto che la Wrangler continua a dimostrare perché, dopo oltre ottant’anni, resta uno dei riferimenti assoluti del fuoristrada.

Quale Wrangler scegliere?

La risposta dipende dall’utilizzo. La YJ è la scelta più affascinante per collezionisti e puristi, ma richiede qualche sacrificio in termini di comfort. La TJ rappresenta probabilmente il miglior compromesso tra autenticità e guidabilità ed è ancora oggi una delle Wrangler più apprezzate dagli appassionati. La JK, soprattutto nella versione Unlimited, è ideale per chi cerca spazio, praticità e una buona disponibilità di esemplari sul mercato dell’usato. La JL, infine, è la scelta migliore per chi desidera utilizzare la Wrangler ogni giorno senza rinunciare alle straordinarie capacità in fuoristrada che hanno reso questo modello un’autentica leggenda.

Poche automobili possono vantare una storia così lunga senza aver mai tradito la propria identità. La Wrangler ci è riuscita, evolvendosi generazione dopo generazione senza perdere quel carattere ruvido e inconfondibile che continua a renderla uno dei fuoristrada più desiderati al mondo.