Ecco 4 elettriche nuove con un nome che viene dal passato
Molti costruttori rispolverano nomi e design di modelli di successo proposti in passato per auto elettriche nuove. Ecco 4 esempi
Per molti anni l’automobile ha inseguito il futuro attraverso la meccanica: più cavalli, motori più raffinati, cambi più rapidi, architetture sempre più sofisticate. Oggi, però, l’elettrificazione ha cambiato le coordinate. L’erogazione istantanea, il silenzio di marcia e le piattaforme condivise hanno reso molte auto, almeno sulla carta, più simili tra loro di quanto non fossero in passato. Proprio per questo negli ultimi anni il design si sta riprendendo una parte da protagonista. Se la tecnica tende a uniformarsi, la carrozzeria deve tornare a raccontare qualcosa. E il passato, in questo senso, offre un vocabolario ricchissimo. Il “revival”, quindi, funziona quando non resta confinato alla nostalgia, proprio come nel caso dei quattro modelli che abbiamo selezionato. Quattro casi diversi, un’unica certezza: l’auto del futuro, per farsi desiderare, ha ancora bisogno di una storia da raccontare.
Audi A2: l’originale

L’Audi A2 originale è stata una delle automobili più intelligenti e meno comprese degli anni Duemila. Presentata nel 1999 e costruita fino al 2005, era una piccola monovolume premium lunga appena 3,83 metri, ma progettata con una cura quasi ossessiva per leggerezza, aerodinamica e sfruttamento dello spazio. Il suo elemento distintivo era la struttura Audi Space Frame in alluminio: una soluzione costosa e sofisticata, che contribuiva a contenere il peso entro i 1.000 kg (circa). Anche l’aerodinamica era eccellente, con un Cx di 0,28, mentre l’abitacolo offriva spazio e versatilità sorprendenti per le dimensioni esterne. In gamma c’erano benzina e diesel, dal 1.4 da 75 CV fino al 1.6 FSI da 110 CV. Indimenticabile soprattutto la 1.2 TDI, capace di consumi bassissimi: 3 l/100 km. Troppo costosa per il suo segmento e troppo fuori dagli schemi per il mercato del tempo, chiuse la carriera con meno di 180mila esemplari venduti.
Audi A2: la moderna

La nuova Audi A2 e-tron raccoglie proprio quell’eredità concettuale, non replicando letteralmente il profilo della progenitrice ma riportando al centro efficienza e razionalità. È una compatta esclusivamente elettrica costruita sulla piattaforma MEB evoluta del Gruppo Volkswagen e proposta con batterie da 52, 61 e 84 kWh. La gamma prevede quattro livelli di potenza, da 168 a 322 CV, mentre la configurazione più efficiente promette fino a 646 km di autonomia. La ricarica rapida arriva fino a 183 kW. Più grande, più potente e inevitabilmente più pesante dell’antenata, la nuova A2 conserva comunque l’idea che rese speciale la prima: fare dell’efficienza un tratto identitario, invece che una conseguenza secondaria della tecnica.
Renault Twingo: l’originale

Nel 1993 la Renault Twingo arrivò come un piccolo oggetto pop su quattro ruote. Non assomigliava a nessun’altra citycar: aveva il muso sorridente, i fari “a ranocchia”, tre prese d’aria sul cofano e una forma da monovolume compatta, quasi da giocattolo. Lunga 3,43 metri e larga 1,63, puntava tutto su una razionale gestione degli spazi: il divano posteriore scorrevole permetteva di scegliere se privilegiare l’abitabilità o il bagagliaio, che poteva arrivare a 261 litri. Gli interni, con volante a due razze, strumentazione centrale e tessuti vivaci, erano altrettanto anticonvenzionali. Al debutto la Twingo aveva un solo motore, un 1.2 a benzina da circa 54 CV, un unico allestimento e pochi optional. Una semplicità quasi radicale che, unita a un prezzo accessibile e a una forte personalità, le consentì di superare i 2,5 milioni di esemplari prodotti nell’arco della sua lunga carriera.
Renault Twingo: la moderna

La Renault Twingo E-Tech Electric di nuova generazione recupera senza esitazioni quell’immaginario. Il frontale tondeggiante, i fari dal disegno amichevole e le tre aperture sul cofano citano direttamente il modello degli anni Novanta, ma sotto la pelle c’è una citycar del tutto contemporanea: cinque porte, piattaforma AmpR Small e motore esclusivamente elettrico. Questo sviluppa 82 CV e 175 Nm, alimentato da una batteria LFP da 27,5 kWh: l’autonomia dichiarata è di 263 km. I prezzi (per il nuovo) partono da 19.500 euro. Con questa nuova generazione la Twingo non cerca di diventare una mini sportiva né una piccola premium, ma punta di nuovo su simpatia, praticità urbana e una personalità immediata.
Nissan Micra: l’originale

La Nissan Micra originale, codice K10, nacque nel 1982 con una missione molto chiara: offrire una piccola auto urbana semplice, leggera e affidabile. In Giappone era venduta come March e il suo stile squadrato era lontano dalle forme morbide che avrebbero caratterizzato la generazione successiva (nonché quella più famosa in Italia), ma aveva proporzioni pulite e funzionali. Il progetto viene spesso associato a Giorgetto Giugiaro e, all’inizio, mentre dal punto di vista tecnico la Micra europea montava un quattro cilindri da 998 cc e 54 CV di potenza, abbinato a un cambio manuale a cinque marce oppure, in opzione, a un automatico a tre rapporti. La prima Micra non voleva emozionare con la potenza, ma conquistava con la concretezza: dimensioni contenute, bassi consumi e una meccanica senza complicazioni. Una formula che ha inaugurato una storia lunga oltre quattro decenni e più di sei milioni di esemplari venduti attraverso cinque generazioni.
Nissan Micra: la moderna

La sesta generazione della Nissan Micra rappresenta una svolta enorme: per la prima volta è solo elettrica e pur condividendo la base tecnica con la Renault 5 E-Tech Electric, evita il gioco della replica nostalgica. Non cerca infatti di imitare la sua progenitrice, ma ne aggiorna l’idea di utilitaria compatta, concreta e pensata per la città. Lunga 3,97 metri, con cinque posti e un bagagliaio da 326 litri, la nuova Micra utilizza batterie da 40 o 52 kWh. La prima è abbinata a un motore da 120 CV, la seconda a un’unità da 150 CV; quest’ultima promette fino a 416 km di autonomia. La ricarica rapida in corrente continua arriva a 100 kW. Nel suo caso il ritorno del passato è meno estetico e più concettuale: la Micra resta una piccola auto destinata a semplificare gli spostamenti quotidiani, soltanto con un linguaggio tecnico completamente diverso.
Ford Puma: l’originale

La prima Ford Puma è stata una delle coupé compatte più interessanti della seconda metà degli anni Novanta. Costruita tra il 1997 e il 2002, partiva dalla piattaforma della Ford Fiesta ma aveva una carrozzeria completamente differente: lunga poco meno di quattro metri, bassa, filante e caratterizzata da un design fatto di linee tese e curve firmato da Ian Callum. Era una piccola sportiva accessibile, con quattro posti, trazione anteriore e motori a benzina da 90 a 125 CV. La versione più ricordata è la 1.7 16V Zetec sviluppata con Yamaha, capace di 125 CV, 0-100 km/h in 9,7 secondi e 200 km/h di velocità massima. Non fu una rivoluzione commerciale, ma divenne rapidamente un’auto di culto: agile, leggera nello spirito e dotata di una dinamica di guida ben superiore a quanto le dimensioni facessero immaginare.
Ford Puma: la moderna

Quando Ford ha riportato in vita il nome Puma nel 2019, ha scelto una strada opposta a quella seguita da Renault con la Twingo. Nessuna imitazione formale della coupé: la nuova Puma è ora una crossover compatta, ancora imparentata con la Fiesta ma pensata per un mercato che ormai vuole a tutti i costi i Suv. Quindi, la nuova Puma abbandona le linee da coupé per abbracciare quelle tipiche di un modello a “ruote alte”. Sotto il cofano, invece, trovano diverse tipologie di propulsori, a partire dal 1.0 EcoBoost, fino ad una variante completamente elettrica denominata Puma Gen-E con motore da 168 CV e 290 Nm, batteria da 43 kWh e autonomia di 376 km. Della coupé originale resta solo il nome, ma è proprio questa distanza a rendere il caso Puma emblematico di come, oggi, un marchio possa riportare in vita un’icona cambiandone del tutto la natura.