In pratica

Bonifico parlante: come deve essere scritto per le agevolazioni

Se si vuole usufruire delle agevolazioni fiscali, tramite le quali lo Stato rimborsa le spese per ristrutturazione e incremento dell’efficienza energetica degli edifici, bisogna optare per una forma di pagamento tracciabile: gli importi per progettazione, manodopera e prodotti vari – dai materiali costruttivi agli impianti di climatizzazione – vanno versati con un bonifico che riporti tutte le informazioni di interesse.

Che cos’è un bonifico parlante?

Con la diffusione sempre più ampia dei pagamenti virtuali, anche grazie alle applicazioni presenti sui nostri smartphone, l’operazione per il trasferimento di denaro che tradizionalmente viene definita “bonifico” si riduce a pochi passaggi e un ok di conferma. Quando portiamo a termine i nostri acquisti o saldiamo gli importi delle bollette, l’istituto di credito, che gestisce il nostro conto o, per esempio, la carta prepagata con IBAN, aggiorna il resoconto dei movimenti di valuta associati ai vari beneficiari.

Il meccanismo è analogo anche nel caso – sempre meno frequente, visti i costi aggiuntivi – in cui effettuiamo un bonifico allo sportello: aldilà del mezzo, digitale o cartaceo, ciò che conta è l’effettiva disponibilità dei soldi da versare, l’esattezza dei riferimenti del beneficiario e la fiducia nei confronti della banca, che sposterà le cifre bonificate verso il conto corrente di destinazione.

Quando però utilizziamo il bonifico per pagare spese di cui chiederemo il rimborso al fisco sotto forma di riduzione delle imposte, il numero dei soggetti coinvolti nella procedura aumenta e diventa obbligatorio dimostrare a terzi (lo Stato, o meglio l’Agenzia delle Entrate) quanto si è pagato e a chi, fornendo gli adeguati riferimenti: in tal caso si adopera il bonifico parlante, cioè integrato da una serie di dati da specificare in relazione ai particolari versamenti erogati.

Quali sono i casi in cui serve un bonifico parlante?

A partire dal DPR 917/1986 (“Testo unico delle imposte sui redditi”), passando per il DL 201/2011 e, da un provvedimento all’altro, fino al DL 34/2020, il cosiddetto Decreto Rilancio, la possibilità di detrarre dalle tasse – in particolare, dall’IRPEF – gli importi investiti nella ristrutturazione di immobili è stata introdotta, resa permanente e associata ad altre forme di bonus fiscale, previsti per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici ad alta efficienza energetica.

Specifici benefici sono stati disposti per gli interventi edilizi a fini antisismici e di risparmio energetico (rispettivamente, sisma bonus ed ecobonus), con l’intento di favorire il benessere e la sicurezza dei cittadini, ma anche di promuovere il settore delle costruzioni.

Dimostrando di avere sostenuto costi riconducibili al tipo di spese previsto nell’ambito di una certa detrazione, si ottiene uno sconto sulle tasse, distribuito su un periodo di dieci o cinque anni, a seconda del bonus di riferimento.

In tutte le situazioni per cui è possibile richiedere agevolazioni connesse a bonus edilizi o energetici, le spese detraibili sono riconosciute ai contribuenti che non sono titolari d’impresa solo se effettuate tramite bonifico parlante (facoltativo soltanto nell’acquisto detraibile di mobili ed elettrodomestici, per i quali è sufficiente il bonifico semplice).

Come si compila il bonifico parlante?

Il bonifico parlante, come il comune bonifico con cui versiamo denaro verso un conto corrente,
si effettua tramite un modello, digitale o cartaceo, che include almeno tre elementi di base:

  • il numero di conto corrente di chi versa il denaro, ovvero l’indicazione “per cassa” se il bonifico avviene dietro versamento dell’importo in contanti allo sportello (eventualità sempre più rara);
  • la somma da trasferire;
  • il codice IBAN che riassume le coordinate bancarie del beneficiario del versamento.

Rispetto alla versione più semplice, però, il bonifico parlante, utilizzato nei pagamenti che si vogliono tracciare per ottenere le agevolazioni dei bonus edilizi ed energetici, comprenderà anche:

  • definizione dei lavori o degli acquisti per i quali si versa il denaro;
  • riferimento alla legge che prevede l’agevolazione a cui si vuole accedere, con eventuale indicazione della percentuale di detrazione fiscale ammessa;
  • estremi della fattura relativa all’importo versato con il bonifico;
  • ragione sociale e partita IVA o codice fiscale del beneficiario del versamento (per esempio, l’impresa che ha effettuato una ristrutturazione);
  • nome, cognome e codice fiscale della persona a cui sono intestate le fatture e che beneficerà delle agevolazioni fiscali (se ci sono più beneficiari, vanno indicati tutti).

Nei modelli di bonifico parlante forniti dagli istituti di credito è possibile anche specificare se l’intestatario della fattura / futuro richiedente del bonus non coincide con l’ordinante che ha disposto il pagamento del bonifico.

Sull’importo del bonifico parlante, viene applicata una ritenuta d’acconto dell’8%, intesa come anticipo delle imposte dovute da chi (ditta o professionista) ha emesso la fattura a cui il bonifico si riferisce.

Quali sono gli errori più tipici con il bonifico parlante?

Nella moltitudine di bonus e agevolazioni introdotti nell’arco di più decenni, il contribuente medio può confondersi e commettere quindi, involontariamente, errori nella compilazione del bonifico parlante, che metterà in relazione i dati finanziari di pagamento con le posizioni fiscali di ordinante e beneficiario.

Le imprecisioni più comuni riguardano la normativa – e la percentuale di detrazione – indicate nella causale, ma per fortuna non determinano la perdita delle agevolazioni.

Più gravi gli errori che riguardano:

  • dati inesatti sui beneficiari del pagamento;
  • mancata indicazione di richiami alla fattura;
  • versamento degli importi tramite bonifico “non parlante”.

Cosa succede se il bonifico non è compilato correttamente?

Se intendi usufruire delle detrazioni IRPEF connesse ai bonus edilizi ed energetici, ma hai commesso errori di compilazione nel modulo relativo al bonifico parlante, non temere: hai ancora la possibilità di ottenere le agevolazioni previste dalla legge, a patto di utilizzare una delle vie d’uscita ammesse dal fisco.

La prima è più drastica: ripetere il pagamento, correggendo i riferimenti errati e integrando le informazioni omesse la prima volta (per esempio, la tipologia di lavori pagati o il codice fiscale del fornitore), in modo da consentire l’applicazione della ritenuta d’acconto all’8% e le verifiche ai fini dell’accesso alla detrazione.

Una seconda soluzione per rimediare agli errori commessi nel bonifico parlante è stata indicata dall’Agenzia delle Entrate nella Circolare 43/E del 18 novembre 2016.

  • Il contribuente che abbiautilizzato impropriamente il bonifico semplice per pagare lavori di ristrutturazione o interventi finalizzati al miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici,

oppure

  • impiegato il bonifico parlante, ma omettendo informazioni fondamentali,

può richiedere comunque la detrazione delle somme versate, a condizione di ottenere una specifica attestazione da parte dell’impresa destinataria del pagamento.

L’impresa o, comunque, il fornitore, rilascerà al contribuente una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, per confermare che le somme versate a suo favore tramite il bonifico sono state contabilizzate e sono destinate a confluire nel reddito imponibile.