Orologi

Comprare un orologio: necessità, puro piacere o investimento?

Il rompicapo per chi acquista orologi nel 2021.

So cosa pensate dopo aver letto il titolo di quest’articolo. Vi ho messi dinanzi al dilemma per eccellenza: compro ciò che mi piace, di cui ho bisogno oppure l’orologio che mantiene e incrementa il suo valore nel tempo?

È uno dei rompicapo più comuni per chi acquista orologi nel 2021 e potrebbe aprire una conversazione più lunga di una partita notturna di poker con sigari e bicchieri di bourbon a go-go (che almeno decreta, prima o poi, vincitori e vinti).

Partiamo però da un assunto, il concetto di investimento non si restringe alla schiera dei tre moschettieri dell’alta orologeria, Rolex, Patek Philippe ed Audemars Piguet, sebbene un Daytona, un 5711 ed un 15202ST siano il Sacro Graal di chi vuole apparire figo all’aperitivo di lusso milanese sapendo che, una volta rientrato a casa, può riporre in cassaforte un oggetto da decine di migliaia di Euro e bene rifugio per eccellenza (per giunta in acciaio).

Premesso che due degli orologi indicati sono prossimi ad essere ritirati dal mercato, il concetto di investimento in orologeria non è nuovo ma ha raggiunto proporzioni (e deformazioni) inimmaginabili solo dieci anni fa. Spinte dalle più famose aste internazionali e dalla brama di alcuni marchi di preservare margini di guadagno e aumentare la forza del nome, alcune referenze del segmento vintage hanno aperto un nuovo filone di business, in cui si sono subito fiondati esperti investitori che hanno fiutato l’affare, godendo della “complicità” di qualche marchio.

Sembra che oggi si possano acquistare addirittura quote di intere collezioni come se si acquistasse la quota di un fondo di investimento. Politiche commerciali mirate hanno alimentato il desiderio a dismisura sbilanciando la forchetta tra domanda ed offerta in modo così evidente che la maggior parte delle liste d’attesa contano più pagine di un romanzo. Siamo di fronte ad una mostruosità che crea speculatori da un lato, frustrati potenziali acquirenti dall’altro ma conta un unico grande sconfitto: l’orologeria.

Non ho nulla in assoluto contro la logica del collezionismo e del guadagno, seppur vada circosritto ad un contesto ragionevole: non ho dimenticato i “mercatini” di fine anni ’80 quando Swatch divenne fenomeno di costume e le serie speciali o limitate erano oggetto di scambio e “mark-up” più di rarissime figurine Panini. Ma era tutto spontaneo, quasi un gioco.

Ci si può divertire anche con poco, ed acquistare ad esempio un Casio G-Shock NASA, orologio che ho comprato per caso sul mercato americano e che ha, incredibilmente, quadruplicato il suo valore in circa due anni. Prima d’ora, non siamo mai entrati in un circolo vizioso che sta rovinando il settore, trasformandolo in grande mercato di derivati orologieri. Ci manca solo che assegniamo la scelta del nostro prossimo orologio al promotore finanziario.

Considerando che pochi fortunati hanno accesso a specifiche referenze, molto ambite, e che quasi sempre questi soggetti sono grandi clienti di uno specifico marchio (o hanno accesso a certe referenze per qualche ragione), fate un favore a voi stessi: comprate ciò che vi piace, vi emoziona davvero, come l’orologio che vi regalerebbe vostra moglie (o vostro marito). Diamo ad un orologio la dignità che ha sempre meritato e che, al primo sguardo, racconti storie, invenzioni, missioni, esperienze, scoperte scientifiche, savoir-faire.