Ferrari Luce: guardando al futuro il Cavallino
Con la Ferrari Luce il brand di Maranello debutta nel mondo delle zero emissioni, Ma niente paura, sull'usato restano i modelli che hanno fatto storia
E Luce fu. Ferrari ha presentato davvero la sua prima auto completamente elettrica. E per gli appassionati di tutto il mondo si può parlare di un piccolo trauma generazionale. Perché per decenni il Cavallino Rampante ha significato motori V8 e V12 urlanti, scarichi incandescenti, eccellenza meccanica. In una concezione quasi romantica del concetto di auto e prestazioni. Ora invece a Maranello si parla di batterie, recupero dell’energia e software di gestione della potenza. Un cambiamento epocale che, inevitabilmente, divide.

Un modello di svolta
Da una parte ci sono quelli che sostengono che una Ferrari elettrica sia una contraddizione in termini. Dall’altra c’è chi ricorda che Ferrari, nella sua storia, non è mai stata davvero conservatrice. Anzi. Ogni volta che il mercato o la tecnologia sono cambiati, il Cavallino ha quasi sempre trovato il modo di trasformare l’innovazione in desiderabilità. È successo con i turbo degli Anni ’80, con l’aerodinamica attiva, con l’ibrido della LaFerrari e persino con i SUV, fino a pochi anni fa considerati quasi un’eresia a Maranello. Ora è la volta dell’elettrico. E per spiegare quanto questa Luce voglia essere di rottura basti dire è che stata disegnata dal padre dell’iPhone.

La Luce, quindi, non è soltanto una nuova auto targata Maranello. È, nel bene e nel male, la Ferrari più importante degli ultimi decenni, perché dà un nuovo significato al marchio e si pone l’ambizione di cambiare le regole del gioco. Ma mentre il futuro prende forma, il passato Ferrari continua a vivere con una forza impressionante. Basta fare un giro su Subito Motori per rendersene conto. Perché accanto alle ultime supercar ibride ci sono modelli che raccontano interi pezzi di storia dell’automobile italiana.
Le Ferrari che hanno fatto la storia
Ci sono, per esempio, le Ferrari degli Anni 80, quelle che oggi vengono guardate con un misto di nostalgia e reverenza. La Testarossa è forse il simbolo più evidente di quell’epoca esagerata fatta di prese d’aria laterali, poster nelle camerette e Miami Vice. Ancora oggi ha una presenza scenica che poche auto moderne riescono ad avvicinare. E il fatto che sia diventata una delle Ferrari più desiderate sul mercato delle classiche racconta molto di quanto il design Ferrari riesca a invecchiare bene.

Poi ci sono le berlinette V8 degli Anni ’90 e 2000, quelle che hanno reso il marchio più avvicinabile senza renderla meno speciale. La F355, ad esempio, è considerata da molti una delle Ferrari più belle e armoniose mai disegnate. La 360 Modena ha invece inaugurato l’era moderna dell’alluminio e della guida più accessibile, mentre la F430 è stata una delle ultime Ferrari dal carattere ancora profondamente analogico, nonostante l’elettronica iniziasse già a prendere spazio.

Naturalmente non mancano i grandi V12. Quelli della 550 Maranello e della 575M, granturismo velocissime ma ancora eleganti nate quando Ferrari voleva dimostrare di saper costruire auto utilizzabili anche fuori dalla pista. Stesso filone, meno anni sulle spalle, ma già considerate quasi “classiche moderne”, ci sono poi le F12 Berlinetta e le 812 Superfast: probabilmente tra le ultime espressioni pure del V12 aspirato Ferrari, oggi quasi diventato una specie protetta.

L’usato prenderà valore
La cosa curiosa è che la Luce potrebbe avere proprio questo effetto sul mercato Ferrari: rendere ancora più desiderabili le vetture del passato. Perché ogni rivoluzione, nel mondo dell’auto, tende a rivalutare ciò che c’era prima. E così, mentre la prima Ferrari elettrica prova a conquistare una nuova generazione di clienti, le vecchie Ferrari continuano a ricordare perché il Cavallino sia diventato uno dei marchi più iconici del pianeta.