Mercedes Classe E grigia su strada
Motori

Quando un'auto molto chilometrata può essere un affare

100.000 km fanno ancora paura? In certi casi un'auto usata che ha percorso molta strada può ancora essere un affare

Un tempo vedere 100.000 km sul contachilometri bastava per far perdere interesse a molti acquirenti. Era una sorta di confine psicologico oltre il quale un’auto veniva considerata vecchia, usurata e potenzialmente costosa da mantenere. Oggi, però, le cose sono cambiate. Le automobili durano mediamente di più e, soprattutto, il chilometraggio da solo dice molto meno di quanto si possa pensare sulle reali condizioni di un’auto. E dietro chilometraggi elevati si può nascondere un vero e proprio affare.

Una vettura con 120.000 o 150.000 km, se utilizzata e mantenuta correttamente, può quindi rappresentare un acquisto più interessante di un esemplare apparentemente più “giovane”, magari trascurato o utilizzato prevalentemente su percorsi brevi.

Come è stata usata

La prima cosa da capire è come sono stati percorsi quei chilometri. Un’auto che ha fatto 120.000 km prevalentemente in autostrada può aver subito meno stress di una con 60.000 km accumulati esclusivamente in città.

I lunghi viaggi significano generalmente meno partenze a freddo, meno cambiate, meno utilizzo della frizione e meno sollecitazioni per freni e sospensioni. Al contrario, continui tragitti di pochi chilometri possono essere più gravosi per motore, batteria, cambio e sistemi di trattamento dei gas di scarico.
Per questo può essere utile conoscere la storia dell’auto e, quando possibile, il tipo di utilizzo fatto dal precedente proprietario.

La manutenzione conta più dei chilometri

A fare realmente la differenza è soprattutto la manutenzione. Un’auto con 150.000 km e tagliandi documentati può offrire maggiori garanzie rispetto a una da 80.000 km della quale non si conosce la storia.

Conviene quindi verificare fatture, libretto dei tagliandi e interventi effettuati, prestando particolare attenzione alle operazioni più costose previste con l’aumentare del chilometraggio. Distribuzione, frizione, ammortizzatori, freni e, sulle auto diesel, componenti come filtro antiparticolato, EGR e sistemi AdBlue possono incidere parecchio sul conto finale.

Se alcuni di questi lavori sono stati eseguiti recentemente, il chilometraggio elevato può diventare addirittura un vantaggio: parte delle spese che normalmente attendono il nuovo proprietario è già stata sostenuta.

Benzina, diesel, ibride ed elettriche

Non tutte le motorizzazioni invecchiano allo stesso modo. Un diesel moderno utilizzato soprattutto sulle lunghe distanze può arrivare a chilometraggi molto elevati, mentre un esemplare impiegato quasi esclusivamente in città può presentare maggiori problemi ai sistemi antinquinamento.

Sulle ibride è importante controllare lo stato della batteria di trazione, mentre sulle elettriche il dato fondamentale non è tanto il chilometraggio quanto lo stato di salute della batteria (SOH). Una capacità residua ancora elevata può rendere interessante anche un’auto elettrica con molti chilometri.

Quando può essere un affare

Le auto molto chilometrate hanno un grande punto di forza: costano meno. La soglia psicologica dei 100.000 km continua infatti a influenzare le quotazioni dell’usato e può permettere di acquistare un modello più recente, più grande o meglio equipaggiato a parità di budget.

Prima di firmare, però, è consigliabile far controllare l’auto da un meccanico, verificare lo storico della manutenzione e controllare che il chilometraggio sia coerente con documenti e revisioni.

I 100.000 km, insomma, non sono una data di scadenza. Su un’auto moderna ben mantenuta possono rappresentare semplicemente una tappa della sua vita. E proprio gli esemplari che spaventano chi guarda soltanto il contachilometri possono nascondere alcune delle occasioni più interessanti del mercato dell’usato.