Orologi

Bronzo, titanio, ceramica?

Quando il materiale fa la differenza.

Sarà il crescente consumismo o l’iperattività dei dipartimenti marketing negli ultimi cinquant’anni, ma è un dato di fatto che si parla più delle rivoluzioni tecnologiche conservate all’interno della cassa di un orologio che di tutto ciò che quel movimento lo circonda.
I materiali rivestono un ruolo fondamentale e sono funzionali ad estetica e prestazioni; un oggetto consumer deve innanzitutto piacere e trasmettere emozioni, ma per i malati di innovazione il materiale di cassa e cinturino è ago della bilancia nella scelta del prossimo modello. Lo sanno bene i produttori di smartwatch che, nella fascia più accessibile, puntano ad attrarre millennials e malati di tecnologia.

Qual è il trend del momento? Se volessi partire dal mercato, direi che il vincitore incontrastato è il caro “vecchio” bronzo; non c’è giorno che non esca un nuovo modello da un marchio generalista o di nicchia, pronto ad offrire quella patina scura che rende, come ripetono all’infinito “ogni esemplare unico”. Come se non bastasse, alla cassa si è unito il bracciale in bronzo, in almeno due occasioni. Ha iniziato Oris con l’orologio full bronze e pensava di restare l’unica, ma è da poco arrivata Tudor che ha rilanciato l’operazione con una proposta boutique del suo Black Bay Fifty-Eight. Sebbene aggiornato e modulato in una formula chimica adatta ai tempi ed all’uso comune, ho difficoltà a considerare il bronzo un “materiale nuovo” o innovativo; mi trovo più a mio agio ad inserire il tema dei materiali in un percorso di storia e tecnologia insieme, che ha iniziato verso la fine degli anni sessanta.

Quanti tra voi sono a conoscenza del fatto che, ad esempio, il primo orologio da polso in titanio è nato in Giappone, nei laboratori di Citizen? Grazie alle sue proprietà (leggerezza, resistenza, ipoallergenicità) il titanio è stato al centro di studi approfonditi durante la corsa allo spazio ed alla luna; il marchio giapponese ne ha fatto una bandiera e vanta oggi di gran lunga la più alta expertise nella realizzazione di orologi in titanio. Cari svizzeri, in questo caso siete dei follower, ma altrove avete fatto voi da leader del mercato, creando l’orologio da polso in ceramica. Un marchio dal nome laconico con sede nella cittadina svizzera di Lengnau (Rado) ha fatto della ceramica un punto di partenza per una esplorazione senza fine sui materiali.

Se volessimo parlare di materiali nuovissimi ed a portata di tutti, perché anche questa è rivoluzione, ecco il marchio rivoluzionario per eccellenza, Swatch: suo il primo orologio Bioceramic, fatto di ceramica e plastica di origine biologica. Se volessimo affrontare il tema “materiali in orologeria” in modo esaustivo, non basterebbe l’equivalente di una lunga notte al tavolo da poker. Togliendo per un attimo i panni dell’ingegnere per vestire quelli del consumatore, perché dovremmo rinunciare al caro e vecchio acciaio, il più amato di sempre? I materiali non convenzionali, tra i quali aggiungo forzosamente il titanio, sebbene sia un metallo regolarmente presente nella tavola periodica, consentono di soddisfare le più disparate richieste di un’audience variegata e complessa che all’orologio non chiede necessariamente (o solo) precisione ma tanto altro: vuole la leggerezza del titanio o l’inscalfibilità della ceramica, oppure entrambe come propone IWC (Ceratanium™). Magari vuole il SednaGold di Omega o Everose di Rolex o, più semplicemente si accontenta dell’acciaio ma trattato PVD o DLC e, se ha un budget virtualmente illimitato, può ambire al TPT dell’orologio preferito dai piloti, Richard Mille.