Autovelox con auto
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Nuovo decreto autovelox 2026: addio al caos sulle omologazioni

Cosa cambia dal 12 luglio e quali dispositivi rischiano lo spegnimento immediato

Ora è realtà. Il nuovo decreto autovelox è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale, provando così a chiudere 34 anni di caos tra apparecchi “approvati” e strumenti realmente omologati, promettendo più certezza sulle multe e meno impianti usati solo per fare cassa.

Come funziona il nuovo decreto: le regole su omologazione, taratura e privacy

Il provvedimento del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, in vigore dal 12 luglio 2026, introduce per la prima volta una procedura chiara di omologazione dei misuratori di velocità, colmando il vuoto aperto dal Codice della Strada del 1992, che chiedeva l’omologazione senza definirne modalità e requisiti. Da ora in avanti ogni nuovo autovelox dovrà essere omologato prima di essere installato, tarato inizialmente e verificato almeno una volta l’anno. Se la certificazione scade o non supera i controlli, l’impianto non potrà essere usato per elevare sanzioni.

Parallelamente, il decreto aggiorna la gestione dei dati: immagini e rilevazioni dovranno essere protette con crittografia e firma digitale, mentre nelle foto frontali andranno oscurati i volti degli occupanti, in linea con le norme sulla privacy.

Mappa dei dispositivi in Italia: quanti autovelox restano attivi e il rischio stop per i Tutor
Autovelox per strada

Secondo il censimento del Mit, in Italia sono installati 4.060 sistemi di rilevazione della velocità. Con l’entrata in vigore delle nuove norme circa 3.150 dispositivi restano attivi perché rientrano nei prototipi considerati conformi e inseriti nell’Allegato B del decreto: sono trattati come omologati, purché tarati e certificati correttamente.

Per gli altri 850 apparecchi, invece, scatta lo stop: i produttori dovranno presentare documentazione integrativa per ottenere l’omologazione e fino al via libera non potranno essere utilizzati. Il rischio riguarda anche la rete autostradale: i dispositivi che non rientrano tra quelli riconosciuti dalle nuove normative non potranno essere utilizzati fino al completamento dell’iter, con conseguenze potenzialmente pesanti su tratte dove il controllo della velocità media ha contribuito a ridurre incidenti e mortalità.

Le reazioni dei consumatori: tra la difesa della sicurezza stradale e il business dei Comuni

Per l’Associazione vittime incidenti stradali, il decreto «mette finalmente fine al caos dell’omologazione» e ferma gli autovelox installati solo per fare cassa, ma non basta: «Non è sufficiente l’occhio elettronico, servono più controlli su strada e un’ora obbligatoria di educazione stradale nelle scuole», sottolinea il presidente Domenico Musicco, ricordando che i dati sui morti non mostrano una vera diminuzione e che la sicurezza va messa al centro dell’agenda politica.

Il Codacons giudica positivamente le nuove regole, ma denuncia un «enorme ritardo». Dal 2021 al 2025, nelle principali 20 città italiane, gli autovelox hanno garantito proventi per oltre 300 milioni di euro e, dopo le pronunce della Cassazione che hanno dichiarato nulle le multe da apparecchi approvati ma non omologati, si è aperto un contenzioso massiccio e molti enti locali hanno spento i dispositivi per evitare ricorsi. L’associazione ribadisce che chi viola i limiti va punito «con la massima severità», ma che le sanzioni devono essere legittime e basate su strumenti pienamente conformi al Codice della Strada.