In pratica

Umidità di risalita: perché si forma e come eliminarla definitivamente

Il muro di casa tua è tutto rovinato vicino al pavimento: l’intonaco si sta scrostando, è macchiato e sgretolato. Cosa può essere? Potrebbe trattarsi di umidità di risalita, un problema che affligge la maggior parte della abitazioni a qualsiasi latitudine. Ecco come riconoscerla e come intervenire per risolvere il problema.

Cos’è e come si forma l’umidità di risalita?

L’umidità di risalita è un fenomeno più frequente di quanto si pensi, e non solo a Venezia. Di solito, si presenta principalmente in edifici datati o che comunque non presentano una buona impermeabilizzazione della pavimentazione e del terreno sottostante.

In sostanza, l’umidità di risalita è quando nella muratura vi è un eccesso di umidità dovuta a un afflusso di acqua proveniente dal terreno sottostante le fondamenta. Se l’edificio non presenta un isolamento orizzontale posto sotto le fondamenta, l’umidità intacca i muri e risale lungo la parete.

E attenzione, è sbagliato credere che sia un fenomeno che riguarda solo città o luoghi molto umidi (come Venezia o il pavese, terra di risaie e marcite): potrebbe presentarsi anche in una situazione in cui un tubo nel terreno si rompe, lo allaga e l’acqua si propaga nell’abitazione.

Come fa l’acqua a risalire le pareti? Semplice, i materiali edili sono porosi, quindi l’acqua sfrutta la loro capillarità per risalire, trasportando con sé i sali minerali, i veri responsabili poi dello sgretolamento dei mattoni o dell’intonaco.

A tal proposito, bisogna tener conto anche della qualità del materiale impiegato per la costruzione dell’edificio: il tufo e il mattone sono materiali più porosi rispetto al cemento armati, quindi possono contenere più percentuali di umidità. Inoltre, come già spiegato, va tenuto conto anche del luogo dove sorge la casa: a Milano un mattone è considerato oltremodo umido se supera il 3%, a Venezia invece è ancora resistente.

Ma attenzione, non sempre le macchie e lo sgretolamento del muro è dovuto all’umidità di risalita: perciò, come si fa a riconoscerla?

Come riconoscere l’umidità di risalita?

L’umidità da risalita è ben diversa dall’umidità da condensa: quella di risalita proviene sempre e solo da un terreno non impermeabilizzato: l’acqua presente nel sottosuolo si infiltra nei materiali di cui son fatte le pareti e risale, dando vita a danni ben visibili.

L’umidità da condensa è simile, ma le cause son differenti: in case abitate è facile che la condensa, ovvero il vapore creato da attività umane, si attacchi ai muri. Questo fenomeno lo si può riscontrare anche osservando i pavimenti, se sono bagnaticci. Questa condensa sui muri dà vita alla formazione di macchie violacee, ovvero le muffe, brutte a vedersi, ma anche nocive per la salute.

Molto spesso si nota umidità da condensa, per esempio, nelle stanze da bagno, laddove si utilizza acqua calda per docce o bagni, dimenticandosi di areare poi il locale per far evaporare prima la famigerata condensa, appunto.

L’umidità di risalita, come spiegato, ha origine diversa, anche se i danni possono essere similari: di sicuro, l’acqua nel muro darà origine a muffe e macchie verdi – violacee, ma soprattutto i sali minerali presenti in essa provocheranno il distaccamento dell’intonaco e lo sgretolarsi del materiale edile, quando l’acqua evaporerà.

E osserva anche i pavimenti: spesso l’umidità di risalita intacca anche le fughe tra le piastrelle, facendo fuoriuscire del materiale bianco, simile a schiuma, che altro non sono che i famigerati sali minerali, che incrostano anche la muratura.

Umidità di risalita e muffe: i danni per la salute e non solo

All’atto pratico, è subito intuibile perché davanti all’umidità di risalita è bene trovare una soluzione efficiente: non solo per la distruzione del muro, ma anche per la dispersione termica delle pareti danneggiate. L’acqua presente all’interno di questi muri ne aumenta la conduttività termica, facendo perdere potere di isolamento.

Questo si traduce in un inutile dispendio anche economico per riscaldare un ambiente, che non sarà mai ospitale e ben isolato dal freddo. Senza contare quanto possano essere nocive per la salute le muffe: diversi studi scientifici hanno dimostrato che l’esposizione a esse e all’umidità in casa provoca nella maggior parte dei casi asma e danni funzionali respiratori (allergie, riniti etc).

Quali sono le soluzioni per l’umidità di risalita?

Di seguito, ti illustreremo tutte le possibili soluzioni, con anche però gli eventuali svantaggi.

Intonaco evaporante: Questa è una soluzione superficiale, ma non definitiva. Gli intonaci macroporosi infatti, eliminano i sintomi dell’umidità, ma non risolvono il problema alla radice. La muratura può presentarsi asciutta per molti anni, salvo però nascondere il fatto che l’umido trattenuto all’interno continua a produrre i danni della dispersione termica. Questo si traduce in un accumulo dei sali minerali, che al momento della saturazione delle pareti, tornano a erodere la superficie.

Controparete in cartongesso: Anche questa è una soluzione che nasconde il problema, ma non lo risolve. Non solo: creando una controparete, nella stagione fredda, c’è il rischio che nell’intercapedine si formino delle muffe che danno vita a cattivi odori, che rendono l’ambiente invivibile e insalubre.

Pannelli: Allo stesso modo della controparete, i pannelli non sono altro che lastre di cartongesso che dovrebbero fungere da cappotto interno. Questo però non blocca la risalita dell’umidità, la quale va a rovinare sia la parete che il pannello stesso.

Guaine impermeabilizzanti: Questa guaine possono essere a base di catramina, bitume o nylon. In ogni caso, il successo non è garantito, anzi la risalita dell’umidità è ancor più velocizzata.

Vespaio: Con l’installazione di un vespaio, in teoria l’umidità di risalita non dovrebbe oltrepassare il vuoto areato creato dal vespaio. Ma un vespaio non impermeabilizza, non isola orizzontalmente il terreno, quindi l’umidità di risalita continua a risalire indisturbata lungo le murature. Tutto questo è ancor più velocizzato dalla calata di calcestruzzo e dal fatto che gli igloo del vespaio siano realizzati in plastica.

Taglio meccanico del muro: Questo consiste in un taglio alla base della muratura per inserire dei fogli impermeabilizzanti. Una soluzione in teoria definitiva, in pratica illegale: il taglio meccanico può comportare lesioni, cedimenti o assestamenti della struttura e in Italia non la si può più richiedere, in quanto territorio sismico.

Barriera chimica: Questa tecnica consiste in una serie di fori eseguiti alla base delle murature, in cui viene iniettato un liquido impermeabilizzante, che deve fungere da barriera all’umidità. Anche questa però non è una tecnica definitiva: l’umidità potrebbe insinuarsi negli interstizi non trattati.

Elettrosmosi: In tal caso, si utilizza la corrente elettrica, la quale grazie al processo dell’osmosi, provoca la ridiscesa dell’umidità verso la pavimentazione. È un processo però molto dispendioso in termini economici e di tempi; inoltre, l’asciugatura lascia i sali minerali all’interno della parete, per questo dopo qualche anno si dovrebbe procedere alla desalinizzazione della struttura.

Interventi edili ai marciapiedi esterni: Questo potrebbe essere un intervento definitivo, certo è che essendo suolo pubblico bisognerebbe interpellare l’amministrazione cittadina e capire come poter procedere.

Come vedi, di soluzioni ne esistono parecchie. Consigliamo però di sentire un professionista del settore, che valutando il caso specifico con analisi strumentali, saprà suggerire la soluzione migliore per te.