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Caro carburanti: Eni mette un tetto ai prezzi di benzina e diesel

Fino a 18 centesimi di risparmio al litro: come funziona il prezzo massimo al distributore e dove trovarlo

Una soglia massima da non superare per i prezzi di benzina e diesel. Una misura necessaria per frenare la corsa dei carburanti. È quanto ha fatto Eni, che dal 28 settembre ha fissato un prezzo oltre il quale non si può andare che è di 1,99 euro al litro per la benzina e di 2,19 euro per il gasolio nelle stazioni di servizio Eni ed Enilive. Una mossa che, almeno inizialmente, resterà in vigore per 30 giorni, ma che potrà essere prorogata fino alla fine del 2026 in funzione dell’andamento del mercato e degli approvvigionamenti.

Il vantaggio rispetto ai prezzi medi nazionali è consistente. Secondo i dati del Mimit del 28 settembre, sulla rete stradale italiana un litro di benzina self costa mediamente 2,152 euro, mentre il diesel è a 2,369 euro. Rispetto a questi valori, quindi, il tetto Eni vale circa 16 centesimi al litro sulla benzina e quasi 18 centesimi sul gasolio.

Perché Eni ha deciso di bloccare i prezzi

Alla base della decisione c’è il forte aumento dei carburanti registrato nelle ultime settimane. Eni attribuisce la situazione soprattutto alla riduzione dell’offerta di prodotti raffinati sui mercati internazionali, legata alle crisi geopolitiche e a una capacità di raffinazione europea più limitata rispetto al passato: secondo il gruppo, in Europa sono state chiuse quasi 30 raffinerie negli ultimi 15 anni.

A complicare ulteriormente la situazione c’è il progressivo ridimensionamento dello sconto fiscale sul gasolio deciso dal Governo. Dal 26 settembre al 5 ottobre la riduzione di accise e Iva è scesa infatti a 6,1 centesimi al litro, dopo essere stata di 12,2 centesimi dal 18 al 25 settembre.

Il tetto Eni è quindi un vero prezzo massimo: anche se le quotazioni internazionali dovessero continuare a salire, per i primi 30 giorni benzina e diesel non potranno superare rispettivamente 1,99 e 2,19 euro al litro nei punti vendita interessati. La misura riguarda circa 4.000 distributori Eni ed Enilive presenti in Italia.

Anche gli altri seguono l’esempio

La mossa di Eni ha già provocato un effetto a catena. Socar, il gruppo azero che controlla Italiana Petroli, ha deciso di seguire l’esempio applicando sulla rete IP un tetto di 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio, gli stessi livelli scelti da Eni. L’intervento viene applicato progressivamente sulla rete e amplia in modo significativo il numero di distributori interessati dal calmieramento dei prezzi.

Ora si è aggiunta anche Q8. La compagnia ha annunciato un price cap su benzina e gasolio per 30 giorni a partire dal 1° ottobre, accogliendo l’invito del Governo a intervenire contro il caro carburanti. A differenza di Eni e IP, Q8 non ha però ancora comunicato pubblicamente il valore preciso del tetto: la società ha spiegato che l’intervento sarà applicato con un approccio modulare sulla propria rete, composta da circa 2.900 stazioni di servizio.

Con Eni, IP e Q8, il price cap interessa ormai una quota molto rilevante della rete italiana: secondo le stime riportate nelle ultime ore, le stazioni coinvolte si avvicinano complessivamente alle 10.000, poco meno della metà dei distributori presenti nel Paese.

Resta per ora fuori Tamoil, che non ha annunciato iniziative analoghe. Ma l’effetto domino è ormai evidente e la pressione sugli altri operatori cresce: almeno nelle prossime settimane, la concorrenza sui prezzi potrebbe diventare una delle poche buone notizie per chi deve fare rifornimento.