Caro carburanti: come evolve il tetto dei prezzi di benzina e diesel
Come funziona il prezzo massimo al distributore e dove trovarlo
In questo periodo di caro carburanti, una soglia massima da non superare per i prezzi di benzina e diesel è una misura necessaria per frenare la corsa verso l’alto. È quanto ha fatto Eni, che il 28 settembre ha fissato un prezzo oltre il quale non si sarebbe potuti andare pari a 1,99 euro al litro per la benzina e di 2,19 euro per il gasolio nelle stazioni di servizio Eni ed Enilive.
Ma con la situazione in evoluzione, le cose sono cambiate. E dal 6 ottobre il price cap del gasolio è salito da 2,19 a 2,25 euro al litro.
Il motivo non è un ripensamento di Eni sul price cap, ma la fine dello sconto fiscale sul gasolio. Fino al 5 ottobre era infatti in vigore una riduzione di accise e Iva pari a 6,1 centesimi al litro. Con la sua scadenza, Eni ha adeguato verso l’alto il prezzo massimo del diesel, mantenendo comunque in funzione il meccanismo introdotto il 28 settembre.
Perché è aumentato il tetto sul diesel
Quando Eni aveva annunciato il price cap aveva precisato che il limite era collegato all’agevolazione fiscale sulle accise allora in vigore. Quell’agevolazione si è conclusa alla mezzanotte tra il 5 e il 6 ottobre e l’accisa sul gasolio è tornata al livello ordinario.
Il nuovo meccanismo delle accise mobili, che avrebbe dovuto prendere il posto dello sconto precedente, non è invece scattato: non è stato pubblicato il decreto interministeriale necessario per utilizzare l’extragettito Iva e ridurre nuovamente il prelievo fiscale.
Da qui l’aumento di circa 6 centesimi alla pompa sulla rete Eni: il prezzo massimo del gasolio passa quindi a 2,25 euro al litro, mentre la benzina continua a non poter superare 1,99 euro al litro nei punti vendita Enilive interessati dal provvedimento.
Il nuovo valore del diesel è molto vicino al prezzo medio nazionale. Secondo i dati del Mimit del 6 ottobre, sulla rete stradale italiana il gasolio self costa in media 2,244 euro al litro, mentre la benzina si attesta a 2,043 euro al litro.

Il price cap è ormai diffuso sulla rete
Quella di Eni non è più un’iniziativa isolata. Dopo il debutto del tetto Enilive, anche IP ha introdotto un limite ai prezzi, inizialmente fissato sugli stessi valori di Eni e applicato progressivamente alla propria rete.
Dal 1° ottobre è entrato in vigore anche il price cap di Q8, previsto per 30 giorni. In questo caso la compagnia ha scelto un sistema modulare, con valori che possono variare in funzione delle diverse caratteristiche dei punti vendita.
Nel frattempo si è aggiunta anche Tamoil, che ha annunciato misure di contenimento dei prezzi fino al 31 ottobre. A differenza di Eni, però, non ha stabilito un unico tetto nazionale valido in modo uniforme su tutta la rete.
Il risultato è che oggi una parte consistente dei distributori italiani applica prezzi calmierati o comunque misure di contenimento. Ma il ritorno dell’accisa piena sul gasolio cambia nuovamente il quadro: dal 6 ottobre il diesel torna sotto pressione e il vantaggio garantito dai price cap rispetto alla media nazionale si è sensibilmente ridotto.
