In pratica

Erede non vuole firmare la successione: ecco cosa fare

La successione è un istituto che permette a dei soggetti di subentrare nella proprietà di un patrimonio a seguito del decesso del titolare. La successione comporta degli onori ma anche degli oneri e potrebbe capitare che uno degli eredi non accetti tale passaggio.

Cosa succede se uno dei comproprietari non vuole vendere?

Quando sono presenti più eredi, ci si trova in una condizione particolare di comproprietà. Si parla di comunione ereditaria caratterizzata dalla contitolarità dei soggetti coinvolti. Si può verificare la situazione per cui alcuni eredi decidano di vendere i beni ereditari, verosimilmente immobili, e che uno di loro decida di non accettare questa soluzione. Gli scenari che si aprono sono numerosi.

I motivi di disaccordo tra eredi possono essere molteplici con una casistica talmente vasta che è difficile anche operare una sintesi delle più comuni e ricorrenti discussioni. Tra le condizioni più frequenti vi è quella in cui il defunto che ha lasciato un testamento ha leso, più o meno volontariamente, i diritti dei legittimi eredi. Capita altrettanto spesso che questi litighino fra di loro per questioni che riguardano la distribuzione dei beni e alla formazione delle porzioni che spetterebbero a ognuno.
Innanzi tutto è necessario indagare i motivi della negazione alla vendita.

Se ti trovi nella situazione in cui hai ereditato un bene insieme ad altri parenti, le possibilità che hai davanti sono varie. Una premessa fondamentale è che un immobile non può essere venduto senza la firma posta da tutti i proprietari. Se uno dei tuoi parenti si rifiutasse è come se imponesse un veto sulla compravendita.

Una delle soluzioni potrebbe essere quella di acquistare le parti del bene dai tuoi parenti che detengono il tuo stesso diritto di proprietà sul bene in questione, in modo da diventare un unico proprietario. Si procede con lo scioglimento della comunione attraverso il meccanismo della divisione ereditaria. Questo passaggio può essere di tre tipi:

  • contrattuale: quando si realizza in base a un accordo tra gli eredi, un vero e proprio contratto che, quando ha per oggetto beni immobili si procede con l’autenticazione da un notaio e la conseguente trascrizione;
  • giudiziale ordinaria: questa tipologia subentra nel caso tu e i tuoi parenti non riusciate a trovare una soluzione e diventa necessario l’intervento di un giudice. Per rendere la procedure più snella e veloce, recentemente è stata introdotta la divisione giudiziale semplificata, che affidata a un notaio o avvocato nominato dal Tribunale quando non c’è contestazione sul diritto alla divisione e sulle quote;
  • testamentaria: quando è stabilita dallo stesso deceduto.
    domanda congiunta: che non presuppone una controversia sul diritto alla divisione né sulle quote dei comproprietari né su altre questioni pregiudiziali: si tratta di un procedimento alternativo e semplificato rispetto al primo.

La divisione può essere sempre tenuta in considerazione da te o dai tuoi parenti comproprietari del bene oggetto dell’eredità.

Cosa succede se un erede non vuole firmare la successione?

Come hai già letto, la successione può comportare anche degli oneri. Le situazioni in cui gli eredi sono destinatari non solo di beni ma anche di debiti da estinguere non sono rare. Un altro aspetto da tenere in considerazione riguarda la questione reddituale, ovvero se erediti una parte di un immobile, questo passaggio va a influire sulla tua situazione reddituale e a seguito di questo passaggio, potresti essere sottoposto a un’ulteriore tassazione, qualora tu fosse già proprietario di un altro immobile.

In entrambe le situazioni è possibile rifiutare la successione, attivando un processo di rinuncia della stessa. E’ è possibile rinunciare all’eredità quando i debiti sono superiori ai crediti, con una dichiarazione formale da rilasciare al notaio o al cancelliere del Tribunale.

La legge non impone obblighi in tal senso, ma è necessario che la rinuncia avvenga in modo libero e privo di condizioni. L’erede si garantisce l’assoluta estraneità da eventuali future pretese da parte dei creditori. Esiste un procedimento preciso da seguire in questi casi e si procede presentando una dichiarazione in un ufficio notarile o presso il cancelliere del Tribunale di riferimento. Successivamente, questa dichiarazione verrà inserita nel Registro delle successioni.

Per quanto riguarda le tempistiche, quelle della rinuncia sono le stesse valide per l’accettazione, si tratta di 10 anni a partire dal decesso del soggetto. In caso di rinuncia di uno dei soggetti chiamati a rispondere, ecco cosa accade all’eredità:

  • nel caso di successioni legittime: in presenza di altri coeredi reputati legittimi, la parte soggetta a rinuncia verrà regolarmente ripartita tra questi;
  • con le successioni testamentarie: in presenza di altri coeredi legittimi, la parte soggetta a rinuncia verrà regolarmente ripartita, a meno che il testamento non indichi una precisa sostituzione. In assenza di eredi testamentari, i beni saranno divisi tra gli eredi legittimi.

La rinuncia all’eredità non può mai essere fatta prima della morte del defunto. Nel caso in cui siano i figli legittimi a eseguire la rinuncia, potrebbero subentrare i figli di questi ultimi e qualora ci fossero dei debiti da saldare questi si potrebbero riversare su di loro. In questo caso anche loro dovrebbero eseguire la stessa azione rinunciando a loro volta.

La disciplina di cui hai appena letto viene regolata dal Codice civile, nello specifico dagli articoli inseriti nel Libro II delle Successioni. Gli articoli 587 e 588 specificano la devoluzione a terzi dei rapporti patrimoniali personali.
La normativa sulle successioni ne prevede tre diverse tipologie:

  • la successione legittima: quando la persona muore senza lasciare un testamento;
  • la successione testamentaria: quando un testamento è presente;
  • la successione necessaria: è prevista quando il testatore abbia disposto dei propri beni, ma senza rispettare i diritti garantiti dalla legge ai congiunti più stretti, a cui spetta sempre di diritto una quota di eredità.

Nel primo caso, la legge disciplina che il patrimonio venga suddiviso tra il coniuge, i figli legittimi e naturali. In assenza di eredi, l’eredità viene devoluta allo Stato. Entro dieci anni dall’apertura della successione, e gli eredi possono accettare o rifiutare. L’accettazione può essere tacita o espressa. Inoltre, il diritto prevede diversi tipi di successione:

Quando gli eredi presentano la dichiarazione di successione, devono versare il pagamento delle imposte ipotecarie, catastali, di bollo, tributi speciali e imposte di autoliquidazione. I versamenti devono essere eseguiti tramite il modello f24 presentato all’Agenzia delle Entrate.

Sulla questione dell’eredità e di un eventuale rinuncia si è pronunciata anche la Corre di Cassazione con la sentenza del 11/06/2019, n.15667 la quale afferma: “I diritti contemplati dall’art. 540, comma 2, c.c. si costituiscono automaticamente in capo al coniuge superstite all’apertura della successione, anche in presenza di un’attribuzione testamentaria della casa familiare o dei mobili che la arredano in favore di terzi; ne consegue che il coniuge superstite potrà invocare “ipso iure” l’acquisto di tali diritti, senza dover ricorrere all’azione di riduzione”.