TARI: la guida aggiornata
Quali sono le novità sulla TARI per il 2026?
La tassa che rappresenta la partecipazione dei cittadini alla spesa per lo smaltimento dei rifiuti non sempre riflette l’effettivo impatto di ogni nucleo familiare sull’incremento degli scarti urbani. Inoltre, esistono notevoli differenze nel calcolo degli importi dovuti, in base al territorio di riferimento.
Per garantire una riscossione più equa, si sta consolidando l’adozione di un sistema omogeneo a livello nazionale, guidato dalle tutele per i contribuenti.
Che cos’è la TARI?
La TARI è il tributo dovuto per ogni unità immobiliare o area scoperta in cui si svolgono attività idonee a produrre rifiuti: si applica, quindi, sia alle civili abitazioni sia alle sedi di uffici e negozi.
La legge suddivide i vari casi in due macro-categorie:
- utenze domestiche (appartamenti, case familiari);
- utenze non domestiche (studi professionali, locali commerciali, stabilimenti produttivi).

La tassa, destinata a coprire i costi di raccolta e smaltimento dei rifiuti, rientra fra le imposte locali, il che significa che viene riscossa dal Comune competente per il territorio in cui gli immobili o le aree ricadono.
La TARI è stata introdotta dalla legge di stabilità 2014 come componente della IUC (Imposta Unica Comunale), insieme all’IMU (Imposta Municipale Unica) e alla TASI (Tassa sui Servizi Indivisibili, ormai abolita da diversi anni).
Di fatto, è l’erede diretta del vecchio TARES (Tributo Comunale sui Rifiuti e sui Servizi) e della TIA (Tariffa di Igiene Ambientale) e della TARSU (Tassa per lo Smaltimento dei Rifiuti Solidi Urbani).
Sono tenuti al versamento della TARI, riferita all’anno solare i proprietari che usufruiscono direttamente delle utenze e i soggetti che detengono a qualsiasi titolo le utenze, anche per un periodo di tempo limitato.
Se un immobile è concesso in locazione per un periodo uguale o superiore a sei mesi, la TARI deve essere pagata dall’inquilino (locatario); se invece il contratto ha una durata inferiore a sei mesi, l’obbligo ricade sul proprietario (locatore).
Per esempio, nel caso di un monolocale affittato a un impiegato in trasferta per soli quattro mesi, la TARI sarà corrisposta dal proprietario dell’immobile.
La questione non è secondaria, poiché il mancato versamento della tassa sui rifiuti comporta l’applicazione di sanzioni che vanno ad aggiungersi alle quote ordinarie.
Chi possiede o gestisce un’abitazione o un altro tipo di locale, anche se momentaneamente non lo occupa effettivamente, è tenuto a pagare la TARI se nell’immobile si riscontra almeno una delle seguenti condizioni: sono presenti mobili e suppellettili o è attiva anche una sola utenza di rete (luce, acqua, gas).
Spetta al proprietario o al gestore dimostrare che, nonostante l’arredamento o l’allacciamento elettrico, non sussistano le condizioni per produrre rifiuti: la possibilità di mettere in funzione elettrodomestici o macchinari crea infatti il presupposto per lo svolgimento di attività (dall’uso del frigorifero o dell’aspirapolvere, fino all’impiego di stampanti o alla lavorazione di materie prime) che generano inevitabilmente scarti.
Al di là dei casi particolari, la TARI non è dovuta solo quando l’immobile è completamente privo di arredi e non è allacciato ad alcuna rete di fornitura (luce, acqua, telefono e gas).
Quando si paga la TARI?
I Comuni possono fissare in autonomia le scadenze della TARI, consentendo la suddivisione del pagamento in più rate, solitamente distribuite tra la primavera e l’autunno: in genere, la data dell’ultima rata coinciderà con la fine di settembre o i primi mesi autunnali. L’importo totale può comunque essere versato in un’unica soluzione, in base alle preferenze del contribuente.
Come si calcola la TARI?

Il calcolo della TARI si basa sui costi del servizio di raccolta dei rifiuti: il Comune somma tutte queste spese per stabilire la cifra totale da coprire con le bollette dei cittadini.
L’importo della tassa si calcola prendendo come riferimento una superficie imponibile pari all’80% della somma tra:
-
la superficie totale dell’unità immobiliare, come risulta dalla visura catastale;
-
la superficie ridotta al 30% di eventuali balconi e terrazzi;
-
la superficie delle pertinenze dell’unità immobiliare (per esempio, i box auto), sempre come da visura.
Non vengono prese in considerazione nel calcolo della TARI:
-
le aree accessorie su cui non si svolge alcun genere di attività;
-
le aree comuni condominiali.
L’importo della tassa si calcola sull’80% della superficie calpestabile. Questa base include la casa e i garage o le cantine risultanti dalla visura catastale, a cui si aggiunge solo il 30% della superficie di balconi e terrazzi. Al contrario, il calcolo esclude le aree accessorie dove non si fa alcuna attività e gli spazi comuni del condominio, a meno che non siano usati da un solo cittadino in via esclusiva.
La bolletta finale è la somma di due parti: una quota fissa e una quota variabile. Per le case, la quota fissa si paga in base ai metri quadri e al numero di persone che ci vivono, mentre la quota variabile è una cifra fissa legata a quanti rifiuti si presume che quel nucleo familiare produca. Per i negozi, gli uffici e i capannoni, invece, entrambe le quote si calcolano moltiplicando tariffe specifiche per i metri quadri dell’attività.
Anche se quasi tutti i Comuni inviano a casa i bollettini già calcolati e pronti da pagare, capire come funzionano queste regole è utile per controllare che i dati siano corretti e, se necessario, chiedere una correzione delle cifre.
Fino al 2019 i singoli Comuni avevano totale libertà nel decidere le proprie tariffe, creando forti differenze e ingiustizie tra una città e l’altra a parità di casa. Oggi, grazie a regole valide per tutta Italia, queste differenze si stanno finalmente riducendo.
Quali sono le novità sulla TARI per il 2026?
Oggi l’attenzione normativa è interamente focalizzata sulla trasparenza e sulla standardizzazione dei costi. Il sistema di calcolo della TARI è guidato in modo stringente dai criteri tariffari fissati dall’ARERA (Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente), giunti ormai al consolidamento del secondo periodo regolatorio (MTR-2).
Quest’anno i Comuni applicano i piani finanziari legati ai nuovi aggiornamenti per il periodo 2026-2029, che vincolano i costi del servizio a tetti di spesa ben precisi e a standard qualitativi definiti a livello nazionale. Eventuali aumenti tariffari sulle bollette devono essere rigidamente giustificati dai Comuni con un reale incremento della qualità del servizio, come il potenziamento della raccolta differenziata o il miglioramento degli impianti di smaltimento.
Inoltre, sono pienamente operative le regole del Testo Unico per la regolazione della qualità del servizio (TQRIF). Questo significa che i contribuenti beneficiano di tutele minime garantite su tutto il territorio nazionale: tempi certi per la risposta ai reclami, modalità semplificate di pagamento, rateizzazioni obbligatorie in caso di importi elevati e regole omogenee per l’attivazione o la cancellazione dell’utenza.