Orari condominiali
Scopri le regole da rispettare per una serena convivenza
Ogni condominio, a prescindere dalla sua grandezza, è dotato di un regolamento all’interno nel quale sono presenti alcune norme tra cui gli orari condominiali da rispettare.
Quali sono gli orari condominiali da rispettare?
In un condominio ci sono degli orari specifici e durante quel periodo di tempo è possibile svolgere delle attività. In altri orari, invece, è proprio vietato. Questo viene stabilito per garantire il quieto vivere all’interno di un condominio.
Alcune attività sono vietate durante “gli orari del silenzio” che dovrebbero corrispondere al momento in cui la gente interrompe l’attività lavorativa o riposa. Queste fasce di orario vanno dalle 21/23 alle 08:00/09:00 del mattino e dalle 13:00/14:00 alle 15:30/16:00, orientativamente.
Quindi se devi effettuare le pulizie, tagliare l’erba, o semplicemente lasciare che i tuoi figli giochino in giardino, sappi che puoi farlo al di fuori di questi orari. Le fasce orari di cui hai letto però sono vincolanti solo nel caso in cui vengano inserite all’interno del regolamento condominiale.
Se il regolamento è di natura contrattuale (predisposto dal costruttore o approvato all’unanimità), può contenere divieti molto stringenti. Quindi se quello degli orari del silenzio è un argomento che ti sta particolarmente a cuore, ma che all’interno del tuo condominio non è ancora stato inserito per iscritto all’interno del regolamento, potresti farlo presente all’amministratore per proporre una discussione in assemblea.
Quali sono gli orari in cui si possono fare lavori?
Le fasce orarie di silenzio sono valide anche nel caso in cui si debbano effettuare lavori in casa. Se si stanno eseguendo dei lavori, si dovranno osservare delle pause per non disturbare gli altri condomini; in quelle fasce orarie si potranno svolgere solo attività meno rumorose. Spesso sono i regolamenti comunali di Polizia Urbana a stabilire orari precisi per i cantieri (solitamente 8:00-12:00 e 14:00-19:00), che prevalgono se più restrittivi.
In ogni caso, prima di iniziare dei lavori è buona norma avvisare i vicini, con un biglietto da posizionare all’ingresso o in ascensore con i dettagli. In questo modo saranno preparati ad eventuali rumori e potrebbero dimostrarsi più tolleranti.
Cosa succede se un condomino non rispetta gli orari condominiali?
Prima di capire come comportarsi nei confronti di un vicino troppo rumoroso, bisogna evidenziare che, se all’interno del regolamento del condominio non è presente alcun riferimento alla questione, diventa più complicato intervenire.
Inoltre, si può intervenire facendo ricorso alla denuncia per disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone (art. 659 c.p.) solo nel caso in cui il rumore è percepito da una parte indeterminata di persone (più appartamenti o l’intero stabile). Il reato infatti scatta solo nei casi in cui il rumore ha una potenzialità lesiva collettiva.
Diversamente potrai agire solo inviare una lettera di diffida e in caso di indifferenza, procedere con una causa civile per immissioni intollerabili (art. 844 c.c.).
L’amministratore di condominio in questi casi è chiamato a intervenire per far rispettare il regolamento, se quest’ultimo prevede sanzioni pecuniarie (fino a 200 euro, o 800 in caso di recidiva) per le infrazioni.
Gli orari condominiali possono essere usati in causa giudiziaria?
Il mancato rispetto degli orari condominiali può portare all’insorgere di cause civili. Il diritto di ricorrere al giudizio lo detiene non solo il proprietario di una casa, ma anche l’usufrutturario o l’inquilino. Tale diritto spetta a chiunque venga molestato da rumori emessi in orari non consoni ai regolamenti.
Nel caso in cui un inquilino in affitto fosse disturbato dal troppo chiasso, potrebbe anche decidere di recedere dal contratto che lo lega al proprietario per gravi motivi.
Il giudice si baserà anche sulle prove presentate –– come perizie fonometriche o registrazioni – e terrà conto delle testimonianze degli altri condomini e del vicinato
La sentenza può vertere su diversi aspetti: al risarcimento del danno, all’obbligo di insonorizzazione dell’immobile da cui proviene il rumore e l’inibizione al condomino a non produrre più determinati suoni.
Sulla questione si è espressa anche la Corte di Cassazione che ha affermato che qualora il rumore dovesse superare dei limiti di normale tollerabilità, si verifica il danno.
Gli orari condominiali si applicano anche ai cani e animali domestici?
La presenza degli amici a quattro zampe e degli animali domestici è sempre più diffusa anche nelle città. Ma come gestire la convivenza del tuo cane con i tuoi vicini di casa? Nonostante il profondo affetto che ci lega, non è sempre facile.
Per quanto riguarda la relazione specifica tra gli orari di condominio e i rumori del tuo animale, bisogna ricordare che il proprietario è responsabile della condotta dell’animale. Un animale domestico, per quanto addestrato, non possiede la nostra stessa concezione del tempo degli esseri umani.
Sarà pertanto difficile obbligarlo a non abbaiare durante le ore del silenzio. Ma su questo aspetto, il legislatore si è pronunciato cercando un equilibrio: se un condomino si lamenta perché il tuo cane abbaia troppo, dovrà dimostrare che i rumori superano la normale tollerabilità e disturbano una pluralità di persone.
La presenza degli animali da compagnia è quasi sempre regolamentata dal condominio. In ogni caso, il legislatore si è espresso sulla questione animali in condominio affermando che nessun regolamento condominiale può vietare al condomino di tenere un animale domestico nel proprio appartamento (art. 1138 c.c.).
Per concludere, quando si parla di rumori all’interno del condominio, di limiti di tollerabilità e di possibili diatribe legali che ne potrebbero scaturire, è necessario porre l’accento su alcuni aspetti.
La posizione del condominio ad esempio. Se si trova in centro città o in una zona periferica, sarà sottoposto a rumori di diversa entità, proveniente dall’esterno. Questo comporterà dei limiti di tollerabilità diversi. Un’altra cosa da tenere in considerazione è la destinazione d’uso dell’immobile da cui proviene il rumore: se si tratta di un’attività commerciale già presente al momento dell’acquisto, la tollerabilità potrebbe essere valutata diversamente dal giudice.