Descrizione
Attilio Bertolucci: "LA CAMERA DA LETTO" (Romanzo in versi) - Libro primo
ed. Garzanti, 1984 – Prima edizione – Fuori catalogo
256 pagine in-8° – Copertina rigida in piena tela con sovraccoperta illustrata
Era il 1956 e mi mettevo all'opera, con felicità e pazienza, a quella «longue rêverie divisée en chapitres», per usare una frase di Rousseau, della quale dovrei parlare, forse per discolparmi. Posso dire che nel 1956, uscita una seconda edizione della «Capanna Indiana», che raccoglieva il meglio di me scritto sino allora, sentii la necessità, diciamo la voglia, di continuare il discorso filato, in qualche modo narrativo, avviato col poemetto che s'intitolava appunto, da un Bernardin de Saint Pierre poco noto, «La Capanna Indiana».
Voglio aggiungere che uno dei motivi che mi spinsero al «poema» fu il proposito di contraddire, in qualche modo, al veto che in un famoso saggio Edgar Poe aveva posto al genere «poema», per lui necessariamente destinato a cadute di tensione, impossibile a venir tenuta alta a lungo anche da grandi come Milton. Quel saggio, diffuso da Baudelaire e Mallarmé, apre la via al simbolismo, alla «poesia pura», all'ermetismo, a più di un secolo glorioso, forse concluso di poesia.
Ma, perché consapevole del fatto che il lavoro da me intrapreso avrebbe avuto i suoi momenti stanchi, i suoi passaggi obbligati, la cosa mi tentava. E mi tentava tanto più perché invidiavo da sempre i romanzieri per quel loro personaggio velato e sfuggente, il Tempo, che dall'«Odissea» alla «Gerusalemme» («Al fine ormai di quel piovoso inverno»...) si è portato alla «Recherche». Mi è permesso considerare romanzieri Omero e il Tasso, se è chiaro che si può chiamare poeta Marcel Proust?
Aggiungo che in tutti questi anni, mentre lungo le mattine, non tante ma neppure poche, accudivo con la regolarità dei romanzieri alla stesura del mio «poema», o «romanzo in versi», aggiungo, dicevo, che di tanto in tanto scrivevo delle poesie, come ne ho scritte sempre. […]