Descrizione
Il silenzio e le parole
Introduzione di Angelo Ponta
#I Tigri e vulcani
"Ero su un'amaca, nella notte, esposto ai quattro venti. La tigre mi si avicinò fino a un centinaio di metri poi, con molta nobiltà, mi evitò compiendo un semicerchio e riprese la sua strada da un altro cen-tinaio di metri più in là. Aveva capito che non intendevo disturbarla e si guardò bene dal disturbare me." Il tentativo di comprendere il"pensiero" deqli animali le di farsi capire da loro, di entrare in sintonia caratterizza molti dei racconti di Bonatti. Fa parte non solo del suo spirito d'avventura ma anche del suo bisogno di comunicare e della sua capacità di farlo. Perché Bonatti fu un grande comunicatore, fin dai tempi del suo alpinismo. Ci sono due caratteristiche del suo approccio al mondo che, secondo noi. danno il segno di questa continuità tra l'alpinista, l'"esploratore"e il narratore. La prima è la solitudine, naturalmente: furono solitarie alcune delle sue scalate le delle sue battagliel più celebri, solitario lo vediamo in molte delle sue foto. E la solitudine comporta silenzio: l'esperienza vissuta non si traduce subito in parole ma rimane sospesa in forma di emozioni, impressioni visive e sensoriali, pensieri ab-bozzati, ricordi e accostamenti anche inconsapevoli. Lo "stato di grazia" di cui Bonatti spesso parlava e il dialogo interiore di cui è sempre stato in cerca, fanno parte di quel magma emotivo che solo in un momento successivo veniva districato, attraverso la razionalizzazione e il racconto. Si trattava, a quel punto, di trovare le parole per socializzare,per trasmettere al pubblico quelle emozioni. Walter sapeva trovarle, però cercava sempre di non perdere, nella traduzione dall'emotivo al narrativo, quella silen-ziosa meraviglia provata dal piccolo uomo davanti alla grande natura.
Davanti e dentro alla grande natura. Perché la seconda caratteristica di Bonatti consiste nella sua volontà di immersione totale nell'ambiente, nel suo dialogo con l'ambiente stesso e