Descrizione
Introduzione
di Angelo Ponta
Nell'aprile 1966 su"Epoca" è ancora in corso la pubblicazione degli inserti dedicati al viaggio ne Grande Nord americano, quando Bonatti parte per un nuovo lungo reportage. Sua meta questa volla è l'Africa: quattro mesi di percorso forsennato fra Tanzania, Kenya e Uganda. Un ambiente dawero inedito per Walter (più del gelo dell'Alaska, certamentel, il cui viaggiare comincia anche a farsi meno solitario.O meglio: solitarie sono ancora, sovente, le avventure, ma cresce l'attenzione nei confronti delle genti incontrate sul percorso e si approfondisce la ricerca sul comportamento animale e su rapporto tra l'uomo e gli animali selvaggi. Diventa importante l'elemento della convivenza, si trat di vivere in una capanna masai, di attraversare una foresta in carovana o di muoversi disarmato tra leoni e coccodrilli. La curiosità da soddisfare, insomma, non riguarda più solo l'esplorazione ma anche l'incontro.
E poi, certo, Bonatti gioca fino in fondo la propria avventura africana. Le foto di quel muscoloso Tar-zan" italiano che nuota nel Nilo e sfila davanti agli elefanti su una rozza piroga resteranno ben im-presse nella mente dei lettori di "Epoca".E non solo degli adulti, che già lo avevano conosciuto come alpinista leggendario, ma anche dei ragazzini. È questo uno dei segreti della "longevità" del perso-naggio Bonatti: avere riempito di sé la fantasia, gli occhi e dunque la memoria di diverse generazioni. Chi da bambino lo vide in azione, sulle pagine del settimanale di famiglia, non lo ha più dimenticato come no enticano Salgari o Verne, come non si dimentica un'emozione infantile. Lui facev quello che tutti avremmo voluto fare, potendo: dormiva sugli alberi e nelle capanne, si avvicinava alle belve" uscendone indenne, incontrava le tribù, maneggiava lance e pugnali, riviveva le avventure iù famose. Walter non realizzava solo i suoi sogni di ragazzo, ma quelli di tutti. E tutti, grazie alle otografie, si immedesimavano in lui.