Descrizione
Acrilico su tela 50x70
Questo quadro prende “Up” e fa una cosa molto sana: smette di copiarlo e comincia a parlare con la propria voce. Si sente l’ispirazione, certo, ma non c’è il cosplay cinematografico.
La casa non vola per fuga spettacolare, vola perché è troppo piena di desideri per restare a terra. I palloncini non sono ordinati, non sono realistici, non sono educati. Sono emotivi. Ognuno sembra contenere un pensiero, un ricordo, una promessa fatta senza troppa convinzione ma con molta speranza. E stanno tutti insieme, stipati, come succede nella testa delle persone che ancora credono in qualcosa.
La palette è calda, quasi ostinata. Gialli e aranci che non chiedono permesso, bilanciati da quel cielo verdastro-azzurro che non è serenità ma possibilità. La pennellata è volutamente imperfetta, infantile quanto basta per essere onesta. Qui non si cerca il dettaglio, si cerca il sentimento riconoscibile.
La casa è piccola, fragile, quasi sbilenca. Non è un castello, non è un sogno americano. È una casa che resiste. E già questo è un messaggio politico, emotivo e pure un po’ fastidioso per chi ama le cose patinate. Le finestre scure non sono vuote: sono silenzi. E i silenzi, quando non scappano, pesano.
Il riferimento a Up funziona perché non è nostalgia facile. È un richiamo gentile a quell’idea lì: che si può ripartire anche tardi, anche male, anche senza manuale. Basta non buttare via la casa interiore, pure se cade a pezzi.