Descrizione
Questo dipinto 50x70 prende a schiaffi la tradizione figurativa e poi la riporta a casa, al mercato. Il soggetto ittico, quasi scomposto e ironico, richiama subito le bancarelle di Ballarò, della Vucciria, del Capo: pesce esposto senza pudore, teste grandi, carni aperte, colori urlati come le voci dei venditori. Qui non c’è natura morta educata, c’è vita popolare siciliana, quella che profuma di sale, sole e caos.
La palette cromatica è dichiaratamente mediterranea:
il giallo dominante è il sole che cuoce i muri di Palermo a mezzogiorno,
l’azzurro richiama il mare che sta sempre lì, anche quando non lo vedi,
i rossi e gli aranci sono la carne, il sangue, la materia viva del mercato.
Niente è pulito, niente è gentile. Ed è giusto così.
Il segno è istintivo, quasi graffiante, e ricorda la gestualità rapida di chi lavora di fretta, come chi sfiletta un pesce davanti a dieci clienti che urlano prezzi e richieste. La deformazione del soggetto non è gioco estetico, ma linguaggio espressivo: il pesce diventa simbolo, identità, racconto collettivo.
Questo quadro non racconta solo un oggetto, ma un rito quotidiano siciliano, fatto di tradizione, sopravvivenza e orgoglio. È Palermo senza cartolina, senza folklore addomesticato. Quella vera, rumorosa, colorata, imperfetta.