Descrizione
Luciano De Crescenzo, Ingegnere della IBM, a quarantasette anni si è fatto crescere la barba. Questo fatto ha segnato una svolta nel la sua vita, al punto da trasformario in acrit tore, anzi, in filosofo. Ne è venuto fuori questo libro che, per quanto inauguri una collana umoristica, pretende anche di annunciare una filosofia. Però è vero che non ci si può fidare di nessuno, neppure di un dirigente di azienda multinazionale. Quale filosofia ci aspetterem mo da lui? Non certo che dia voce (come ac-cade qui) a una serie di conversazioni "socra-tiche di alcuni pat'e figlie partenopel, fra i quali primeggia il professore don Gennaro Bellavista: conversazioni colorite e spassose, ma che finiscono per proporci una vera e pro-pria teoria dell'amore e della libertà. E c'è di più: questa filosofia viene illustrata da gusto-si fattarielli colti al volo nella vita popolare napoletana, con le sue forme ingegnosissime e codificate di autoriduzione e di esproprio, tra cabale e caffè, gioco del lotto e penzam-m'a salute.
Cosi parlò Bellavista è davvero un libro inso-lito, e non solo perché è scritto da un inge-gnere elettronico che concilia Socrate e Giu-seppe Marotta. De Crescenzo infatti non con-divide la virtuosa indignazione che in tanti ha suscitato l'arte di arrangiarsi e di sopravvive-re dei napoletani. É difficile dire se sia, la sua, nostalgia per il passato o insofferenza verso la "morale borghese"; come è difficile dire se il suo Bellavista sia un nuovo Epicuro che incede con la maschera dell'humour o un per-sonaggio di Totò che si traveste con abiti fi-losofici per meglio esilarare. Una cosa è cer-ta: don Luciano De Crescenzo sa intrattenere il lettore con un brio straordinario, e spesso irresistibile.