Descrizione
erché oggi il juke-bor? Perché, abituati all'ascolto perfetto, alle "sofisticherie" dei lettori compact, al fascino.. dell'autoreverse e a quelle piccole "consotle" che ormai fanno parte della nostra vita quotidiana e che modificano la musica a nostro piacimento, perché, allora, c'è in giro
questa gran voglia di juke-bor, questo gusto straordinario di "quell'ascolto li", di quello che per molti è il suono dei nostri anni ma che per i ragazzi rimane pur sempre un ascolto affascinante e unico?
È vero: al juke-box perdoniamo tutto, anzi qualche "difetto" lo cerchiamo: il
fruscio, qualche rimbombo, qualche distorsione, il rumore della moneta che cade, il brusio misterioso che mette in moto quella macchina finalmente non elettronica e quasi avventurosa, gli scatti del meccanismo di selezione.
E poi quell'altra "musica" che arriva agli occhi e alla mente: meccanismi miste- riosi in movimento contro fondali esotici, forme voluttuose sgargianti... di luci e di colore; il gusto -chissà perché-del neo, l'atmosfera "americana" dei film, il fascino un pò perverso di uno strumento di piacere che, per farti provare questo "piacere", vuole essere pagato: in contanti e subito.
Se il lettore di "compact" sparisce nel mobile o mimetizzato trailibri, il juke- bor vuole pavoneggiarsi e tentarci bene in vista. Se poi lo accendi e casomai atti- vii congegni, l'ambiente è immediatamente ipnotizzato, galvanizzato, come suc cede ai bambini.
Trasportato dal bar, dallabalera, dal motel alle quattro pareti di casa nostra, il vecchio juke-box contende al televisore V'attenzione nostra e di chi viene a tro- varci. Fa ancora una volta il suo mestiere, che è quello di offrire ai suoi "clienti" la gioia di rimirarlo per ascoltarlo ancora e, infine, toccarlo, inserendo inevita- bilmente la moneta nella"slot". Solo a questo miravano le forme accattivanti, le luci ondeggianti, i magici colori di purissima plastica pensati da geniali legioni di designers nei ruggenti anni trenta o quaranta, quand