Gli Stati sono intervenuti con decisione, nella crisi finanziaria del 2008, per temperare gli "scompensi" del libero mercato. Forti del supporto di economisti con impeccabili credenziali, hanno tentato di "stimolare" l'economia attraverso robusti incrementi di spesa pubblica e con conseguente crescita del debito pubblico. Per giustificare queste politiche, si è costantemente invocata l'autorità di John Maynard Keynes (1883-1946), probabilmente il più influente economista del ventesimo secolo. Ma siamo sicuri che Keynes avesse ragione? Perché se Keynes si tosse sbagliato, allora anche la politica economica di Barack Obama, George W. Bush e praticamente di tutti i governi del mondo di oggi si ispirerebbe a una visione errata dell'economia. Con stile semplice e piano "Tutti gli errori di Keynes" rilegge criticamente John Maynard Keynes, mettendone a fuoco tutti i limiti. Come scrive Francesco Forte nella sua prefazione, "la rivoluzione keynesiana ha dato luogo a risultati spesso disastrosamente negativi, come si può constatare con i consigli dati agli esperti, che se ne sono avvalsi prima e durante la grande crisi iniziata alla fine del 2008".
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