Descrizione
Lampada ad acetilene a fuoco nudo, di forma cilindrica, chiusura a ponte con vite a pressione brevettata, beccuccio superiore laterale. Composta da due contenitori sovrapposti: quello inferiore per il carburo di calcio, quello superiore per l'acqua
Fino alla fine del XIX secolo. dove non c’era pericolo di gas, venivano comunemente usate lampade a fiamma libera con combustibile ad olio. Solo la scoperta, nel 1893, di produrre in modo industriale il carburo di calcio e quindi l’acetilene consenti di avere finalmente un mezzo di illuminazione economico e con una fiamma intensa.
La lampada ad acetilene, detta anche a carburo è composta da due contenitori cilindrici in metallo sovrapposti che si uniscono ermeticamente tra loro con vari sistemi. Quello superiore funge da serbatoio dell’acqua; quello inferiore contiene la carica di carburo di calcio.
Lampada a carburo con chiusura a vite
Sono uniti strettamente uno all’altro con vari sistemi di bloccaggio. Un rubinetto a spillo regola l’afflusso dell’acqua sul carburo. L’acetilene prodotto dalla reazione raggiunge attraverso un condotto un ugello, bruciando, dopo accensione, all’aria libera con luce molto bianca e luminosa.