La lampada da terra Polifemo, disegnata da Carlo Forcolini per Artemide nel 1983, è un'icona del design postmoderno italiano. È un oggetto che va oltre la sua funzione primaria di illuminare, diventando una vera e propria scultura luminosa, un pezzo di design dal forte carattere teatrale e concettuale.
Il nome stesso, "Polifemo", è una chiara dichiarazione d'intenti. Evoca la figura del ciclope della mitologia greca, noto per il suo unico, grande occhio. La lampada, infatti, è dominata da un elemento centrale che ne definisce l'identità: un grande diffusore circolare che funge da "occhio" luminoso.
Analisi del Design e dei Materiali
La Polifemo è un perfetto esempio del design Memphis e del postmodernismo degli anni '80, caratterizzato dall'uso di forme geometriche primarie, materiali industriali e un approccio quasi ludico e intellettuale all'oggetto.
La Base e lo Stelo (il "Corpo"):
La struttura portante è realizzata in metallo verniciato, solitamente in un colore grigio antracite o nero opaco.
Lo stelo è sottile, quasi un'asta che si inclina con un'eleganza minimale ma decisa. Questa inclinazione non è casuale: conferisce dinamismo all'intera struttura, come se la lampada fosse in procinto di muoversi o scrutare l'ambiente. La sua geometria è essenziale, quasi a voler scomparire per dare massimo risalto all'elemento superiore.
Il Diffusore (l'"Occhio"):
È l'elemento protagonista. Si tratta di un grande disco in vetro stampato e sabbiato (o in materiale termoplastico in alcune versioni), alloggiato all'interno di un anello metallico orientabile.
Questo "occhio" non è fisso. Può essere ruotato e inclinato, permettendo di dirigere il fascio di luce. Questa interattività trasforma l'utente da semplice spettatore a regista della luce, in grado di creare diverse atmosfere e giochi di ombre.
Al centro del diffusore si trova la sorgente luminosa, una lampadina alogena (nelle versioni originali) che crea una luce potente ma allo stesso tempo diffusa e morbida.